Cos’è la vita se non un sogno?

“Alice nel paese delle meraviglie”, compie 150 anni.

Il libro scritto da Lewis Carroll nel 1864 e pubblicato con le celeberrime illustrazioni di Sir John Tenniel nel 1865, è un percorso visionario ricco di ambientazioni e di personaggi fantastici, che tutti abbiamo immaginato da bambini: dalla tana del Bianconiglio al Tè dei Matti, dai consigli dello Stregatto, all’irascibile Regina di Cuori.

“Le erano successe tante cose straordinarie che Alice cominciava sul serio a credere che per lei non ci fossero cose impossibili”, questo è il mondo descritto da Lewis Carroll, pseudonimo del matematico e reverendo britannico Charles Lutwidge Dodgson.

Era il luglio del 1862 quando l’amica Alice Pleasance Liddell figlia del decano del Christ Church College, George Liddell, domandò allo scrittore di raccontarle una storia. Da quel momento in poi nacque il mondo fiabesco e al tempo stesso strampalato della piccola protagonista che trascinerà letteralmente i lettori nelle sue storie tra l’inverosimile e l’incantato.

“Cos’è la vita se non un sogno?”, ha detto Lewis Carroll.

“E se smettesse di sognare di te, dove credi che saresti? Dove sono ora, naturalmente”, ribatté Alice. “Niente affatto”, disse Piripù sprezzante. “Non saresti in nessun luogo. Perché tu sei soltanto un qualche cosa dentro il suo sogno.” Alice nel paese delle meraviglie rivela aspetti ben più complessi di quelli che appaiono ad un primo livello di lettura.

Non è quindi solo un romanzo ricco di divertenti e strampalate avventure e colorati personaggi. È prima di tutto la storia di un risveglio della coscienza della protagonista.
Un personaggio come il Brucaliffo farà una domanda, all’apparenza semplice, ad Alice: “chi sei tu?”.
Il romanzo poi si caratterizza per un continuo gioco di prospettive e percezioni distorte. Rimandi e giochi linguistici che dapprima sono incomprensibili, e che poi bisogna decifrare per comprenderli.

Lewis Carroll, perciò, si distacca totalmente dalle pretese di veridicità del movimento letterario del Realismo, che si diffonde nel XIX secolo dall’Inghilterra e dalla Francia, e che è rappresentato in modo indimenticabile dallo stile di Charles Dickens. Alice nel paese delle meraviglie è anche una critica alla società vittoriana che, al di là del clima generale di prosperità economica, nascondeva tuttavia le piaghe della società come lo sfruttamento minorile (peraltro evidenziato anche da Dickens, nel suo Realismo) e la prostituzione, fattori destabilizzanti di una società perbenista.

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