Il vocabolario della felicità

Tim Lomas, docente di Psicologia positiva della University of East London, incuriosito e affascinato da quelle parole che aiutano a esprimere stati d’animo in lingue differenti, ha pubblicato lo scorso anno “The Positive Lexicography Project”, un vocabolario on line in continua evoluzione, che contiene ormai 600 termini in oltre 62 idiomi.

Semplice il criterio di inserimento: le parole devono descrivere uno stato d’animo positivo e non devono avere un equivalente in inglese. Vengono poi suddivise in tre categorie: sentimenti, relazioni, aspetti del carattere.

Un semplice progetto accademico?

Niente affatto, curiosare fra questi termini in lingue a noi lontane, inuit, pintupi, coreano, è un viaggio nell’animo umano. Troveremo forse il modo per esprimere emozioni che fino a poco fa non avremmo saputo descrivere a parole.

Ecco qualche esempio.

Samar: “sedersi insieme per raccontare storie al tramonto” arabo

Kanyirninpa: abbraccio protettivo e salutare, che infonde felicità ma anche salute fisica (nella lingua del popolo aborigeno australiano Pintupi)

Iktsuarpok: ”Il senso di anticipazione che si prova quando si aspetta qualcuno e si continua ad andare alla finestra per vedere se è arrivato” (lingua Inuit)

Utepils: il piacere che si prova bevendo la prima birra all’aperto nella stagione calda (norvegese)

Desbundar: “Lasciar cadere le proprie inibizioni e divertirsi” (portoghese).

Passeggiata: Camminare tranquillamente, magari all’imbrunire, per rilassarsi dopo una giornata di lavoro. Ecco la nostra felicità.

[liberamente tratto da: http://www.focus.it/comportamento/psicologia/la-felicita-in-tutte-le-lingue-del-mondo]
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